LA FAMIGLIA FERRANDI

Restauriamo palazzi da prima che fosse di moda

Nel 1987 nostro padre Attilio comprò un palazzo che nessuno voleva, tre strade dietro il porto. I muratori gli dicevano di buttare giù tutto e rifare; lui rispondeva che un muro del 1900 aveva già superato due guerre e ottanta inverni, e meritava più fiducia di uno nuovo. Ci mise quattro anni. Quando finì, delle otto famiglie che entrarono, sei ci abitano ancora oggi.

Oggi siamo alla terza generazione e al settimo palazzo. Il metodo è sempre quello di Attilio: comprare solo edifici con una storia vera, restaurare invece di sostituire, vendere a chi quel palazzo lo amerà — non a chi lo rivenderà. Per questo le visite le facciamo di persona, una famiglia alla volta, e per questo i prezzi stanno scritti sul sito: chi non ha niente da nascondere, non nasconde niente.

Le tre regole di casa Ferrandi

I

Non compriamo palazzi. Li adottiamo.

Un palazzo d'epoca entra in famiglia: si studia la sua storia negli archivi comunali prima ancora di firmarne l'acquisto. Se la storia non ci convince, non si compra.

II

Ciò che il tempo ha fatto bene, resta.

Pietra, ringhiere, affreschi, maniglie d'ottone: tutto ciò che ha attraversato un secolo con dignità viene restaurato, mai sostituito. Il nuovo si nasconde nei muri.

III

Prezzi pubblici, carte alla luce.

Ogni residenza ha il prezzo scritto sul sito. Il capitolato si consegna alla prima visita. Chi compra da noi non tratta al buio — e non trova sorprese al rogito.

COME LAVORIAMO

Il restauro conservativo, in quattro passi

01

L'archivio

Sei mesi negli archivi: disegni originali, foto d'epoca, i nomi di chi ci ha vissuto.

02

La diagnosi

Ogni muro viene ascoltato: prove statiche, umidità, cosa ha tenuto e cosa no.

03

Le mani giuste

Restauratori, non imprese generiche: la stessa squadra di artigiani da tre palazzi.

04

Il tempo che serve

Aurora ha chiesto ventisei mesi. Un palazzo si rispetta anche non avendo fretta.

«Un palazzo si giudica al tramonto. Venite a quell'ora.»

— Attilio Ferrandi
Conosciamoci al tramonto →