Cinque nomi, cinque facce
Quando prenotate sapete già da chi andate. A ognuno abbiamo chiesto perché fa questo mestiere — le risposte sono loro, parola per parola.
«Ho aperto Levante dopo vent'anni di ospedale, per lavorare come pensavo si dovesse: mezz'ora a persona e la porta della segreteria sempre aperta. La medicina buona è lenta.»
«Il cuore si ascolta due volte: col fonendoscopio e facendo parlare il paziente. La seconda dice quasi sempre di più, se le dai il tempo.»
«Un bambino visitato senza fretta è un adulto che da grande non avrà paura dei medici. Considero anche questo parte del mio lavoro.»
«Il mio obiettivo dichiarato è non rivedervi: se il piano funziona, a un certo punto non vi servo più. Lo scrivo pure nel piano.»
«Una foto di un neo fatta oggi vale più di dieci pareri tra un anno. La prevenzione è noiosa, per fortuna: l'emozione, in medicina, è una brutta notizia.»
Numero d'iscrizione all'Ordine in sala d'attesa e su ogni referto (qui siamo una demo: nomi e volti sono d'esempio).
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