Tre ore senza telefono. Tre ore tue.
La cerimonia comincia quando cala il sole: vasca di acqua salata sotto il cielo aperto, vapore di eucalipto, un massaggio a quattro mani e il silenzio come regola della casa. Otto ospiti, mai di più. I telefoni dormono in una scatola di legno all'ingresso.
La cerimonia, in tre atti
Le cerimonie
«Qui non si parla a voce alta, non si fanno foto e nessuno vi chiederà come va il lavoro. Non è severità: è il regalo che gli ospiti si fanno a vicenda.»
— Nora Bellini, fondatrice
Quello che gli ospiti chiedono, prima di venire
Metà dei nostri ospiti viene da sola, ed è il modo che preferiamo consigliare: il silenzio in compagnia è bello, da soli è un lusso. Nessuno vi metterà accanto a sconosciuti chiacchieroni — la regola della casa protegge anche da questo.
No, perché non c'è niente da sapere: all'arrivo Nora o Irene vi accompagnano per i tre atti, vi dicono dove si appoggia l'accappatoio e poi spariscono. Il resto lo fa l'acqua. La cosa più difficile della serata è decidere quando uscire dalla vasca.
Domanda giusta, e la risposta è nei muri: la vasca è una, il bagno di vapore tiene sei persone comode, le terapeute sono quattro. Con dodici ospiti l'abbiamo provato, nel primo anno: code, voci, orologi guardati. Otto è il numero in cui il posto mantiene la promessa del nome.
Davvero. Nella scatola di legno all'ingresso, chiusa a chiave, la chiave in tasca vostra. Per le emergenze c'è il numero fisso della casa, da lasciare a chi resta fuori: in dieci anni è squillato quattro volte. Al momento di riaccenderlo, molti aspettano il parcheggio.
Otto posti. È il punto, non il limite.
Con più di otto persone il silenzio diventa finto e l'acqua diventa piscina. Le sere di luna piena vanno via un mese prima: non è marketing, è il soffitto che si apre.
La calma non si spiega. Si prova.
Stasera il cielo sopra la vasca è quello vero. Tre posti ancora liberi per sabato.





